“Colonne d’Ercole”

Oggi voglio condividere con voi la storia di un ragazzo che incontrai tanti anni fa, quando ancora ero divisa tra l’essere bambina e l’essere adolescente. Correva l’ormai lontano 2004, ero su un treno notturno diretto a Oslo e scambiai due parole con questo ragazzo (nella poesia chiamato “Alessandro”), che mi parlava di un mondo a me sconosciuto, di un mondo duro, cattivo e sfacciato; ma al contempo affascinante e misterioso. Pochi mesi fa mi tornò in mente il suo volto, la sua storia, e decisi di raccontare di lui quel che ancora dopo tanti anni ricordavo indelebile nella mia mente. Vi lascio con questa poesia di viaggio! Buona domenica a tutti!
Venne inghiottito da un mondo irreale,
influenzato da suoni psichedelici,
al limite della gestualità simbolica chiuse gli occhi della mente,
i colori si sovrapposero creando spirali luminose indefinite.
I corpi iniziarono ad agitarsi vorticosamente,
i piedi si muovevano al ritmo alienante della mescalina che imperterrita saliva,
maledicendo la propria testa che, sola, affogava nel suo stesso sudore.

Guardando il mondo dall’alto del proprio ego,
si ritrovò attraverso lo specchio,
dove i bassi regnavano sovrani,
dove l’unica cosa che sembrava importante davvero era il mostro nero che vibrava.

Succube di tanti altri alieni dai pantaloni cadenti,
si piegò al giudizio degli emarginati.

Cercando di trovare in quel posto la propria casa ormai troppo lontana,
cercando di trovare l’affetto perduto nell’abbraccio bucato di una sconosciuta,
cercando di ricevere amore da un pezzo di stagnola trovata per caso ai piedi di un sogno.

Stanco di cercare rimase attonito dinnanzi a quel posto dimenticato,
al limite tra il possibile e il proibito,
in un limbo segnato da illegalità e da speranze infrante di bambini cresciuti troppo velocemente.

Vicino alle colonne d’Ercole sprofondò per non fare più ritorno come i grandi eroi del passato,
e fu proprio così il cerchio dell’oblio si chiuse.

Questa è la storia di Alessandro,
troppo pigro, o forse troppo stremato,
smarrito in una società intrinseca di perbenismo e di false religioni.
dove l’unico credo che trovò fu quello della propria mente,
che così come gli diede la vita, senza chiederlo se ne portò via l’esistenza.


Dicembre 2014

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